Non che non sia bello

A Claudio

Non che non sia stato bello

vivere.

Non che non sia grato

al creato.

Per quello ringrazio

ringrazio per il mio corpo

che si è adatto a non morire.

Per il mio consumarsi

ma non esaurirsi

del tutto, nel lento

dissiparsi di me,

di me sfilacciate le vene,

i tendini, le ossa,

le mie radici franate.

Non per malattia o avversità

piuttosto per generosità,

lasciate al mondo.

Sfaldate membra

come la coda della

cometa. In fondo,

travaso di forma in forma

dalla carne al metallo,

di me nelle disciolte

pozze di sangue

altre colonne

a sostegno dell’orma

del mio tempio,

per comando di un dio

fatto seme che si spoglia

per contenersi in altra forma.

Cattedrale,

nella città scintillante

altare benedicente del

corpo slargato,

consegnato alla luce.

Mie le sponde

alla frana trattenuta

contro la città nuda.

Sopra il precipizio

corpo fatto ponte

che il vuoto ricuce.

Corpo offerto in sacrificio,

corpo sparso

perché il resto rimanga

intatto.