La grande guerra dei poeti soldato

pubblicato su Cronache del Garantista, il 26 maggio 2015

Un itinerario poetico nell’Europa dilaniata dallo scontro di civiltà attraverso i testi dei maggiori autori europei della letteratura del Novecento viene percorso nella antologia “La guerra d’Europa. 1914-1918 raccontata dai poeti” a cura di Andrea Amerio e Maria Pace Ottieri , uscita per Nottetempo (15 Euro). La grande guerra fu una esperienza devastante per molti poeti, molti dei quali furono soldati, spesso volontari, convinti combattenti come Apollinaire, Joyce, Pessoa, Louis Aragon, Mandel’stam, Ungaretti. I versi che, solo per alcuni, grondavano di eroi, di onori, di gloria, di potere poi assunsero la verità della pietà che la morte in guerra porta con sé.

Le parole di questi poeti riflettono la sua ferocia, la sua inutilità e di come fosse una guerra combattuta con armi nuove, che non si conoscevano e che non si sarebbero mai dovute usare. Molti poeti morirono al fronte (Alfred Lichtenstein, Wilfred Owen, Peter Baum, August Stramm, Charles Sorley che morì nella battaglia di Loos, la stessa in cui trovò la morte il figlio di Rudyard Kipling, spinto dal padre ad arruolarsi e che appena mise un piede fuori dalla trincea fu ucciso, Isaac Rosenberg, l’incisore) o furono deportati (Carlo Emilia Gadda deportato in Germania dopo Caporetto). Altri si imboscarono e tentarono di scappare (il 60 enne poeta belga Emile Verhaeren dalla Germania prese l’ultimo traghetto per l’Inghilterra , morì a Rouen spinto sotto un treno dalla calca e Tristan Tzara o Bertolt Brecht che si iscrisse a un corso di medicina a Monaco per evitare il fronte).

Ci fu chi credette all’onore (Pietro Jahier, Carlo Stuparich che si uccise per non cadere in mano nemica sul Monte Cengio, Corrado Govoni, Gabriele d’Annunzio, Ardengo Soffici, Filippo Tommaso Marinetti, Jean Cocteau, Louis Aragon) e chi finì in manicomio (Umberto Saba fu ricoverato per nevrastenia) o morì di stenti e cancrena (Velimir Chlebnikov) o in seminario (Clemente Rebora). Chi morì di overdose (George Trackl) o si suicidò (Ernest Toller) e chi finse di non ricordare (Eugenio Montale che intervistato nel ’68 da Corrado Stajano dichiara “Non ho memoria di quella guerra….i miei ricordi si confondono: ho cercato di spiegare a Parise cosa è la guerra.

Secondo lui uno che va in guerra non deve sparare. Capita invece che chi è dentro una battaglia non abbia affatto il senso della violenza, che non se ne accorga, che non sappia insomma che cosa sta facendo). Dalle macerie umane e letterarie di quella guerra tuttavia è nata una parola capace di capovolgere il non senso esausto e irresponsabile della carneficina, con le sue ingombranti parole d’ordine (Patria, Dovere, Coraggio, Onore), in un non senso innocente come quello del cabaret Voltaire che, come scrive Hugo Ball, che è stato il fondatore “è quella di ricordare, al di là delle guerre e delle patrie, quei pochi indipendenti che vivono di altri ideali”. Si pensi alla nascita del Dadaismo o del Surrealismo. E poi il distillato del grande sogno comune, che pure si infranse, ma che spinse i poeti ad arruolarsi in una estrema adesione alle loro verità intime. Saba si arruolò volontario ma non fece in tempo a trovare una divisa perché uscì subito in borghese con i suoi commilitoni.  Andarono al cinema e la cassiera, vedendo che Saba era l’unico in borghese, gli chiese il prezzo intero del biglietto. Lui stava per pagare ma un compagno lo fermò e disse “non è ancora vestito ma è uno come noi”. Nel ’57 il poeta commentava: “Fu quello uno degli attimi folgoranti della mia difficile vita. Mi sono sentito come liquefare d’amore. Non ero, non mi sentivo più sbandato e solo …facevo parte di una comunità di uomini che mi avrebbero, al caso, difeso; e per i quali avrei fatto lo stesso”.

La Guerra d’Europa 1914-1918 raccontata dai poeti

  • a cura di Andrea Amerio e Maria Pace Ottieri
  • pagine: 272 – 14X20
  • ISBN: 9788874525263
  • Data Pubblicazione: 13/11/2014